CHI PUO’ CELEBRARE UN MATRIMONIO CIVILE

Il matrimonio civile viene celebrato dall’ufficiale dello stato civile che può essere il Sindaco, il vicesindaco, un assessore o un consigliere comunale, un presidente di circoscrizione, il segretario comunale, un dipendente comunale a tempo indeterminato (o, in caso di esigenze straordinarie e temporalmente limitate, a tempo determinato), che abbia superato un apposito corso o, anche, un cittadino italiano che abbia i requisiti per l’elezione a consigliere.

Le funzioni di Ufficiale dello Stato Civile possono essere delegate a un altro Ufficiale dello Stato Civile. D.P.R. 3 novembre 2000, n. 396 punto 67: “L’ufficiale dello stato civile che, valendosi della facoltà concessa dall’articolo 109 del codice civile, richiede un altro ufficiale per la celebrazione del matrimonio deve esprimere nella richiesta il motivo di necessità o di convenienza che lo ha indotto a fare la richiesta stessa”. Questo significa che il sindaco può delegare un sindaco di un altro Comune.

Giordano Guido Guerri, intervistato da Fabio Dal Maso, al termine di una presentazione del suo libro “Gli italiani sotto la Chiesa. Da San Pietro a Twitter”. Un libro in cui vi sono dedicate alcune pagine alla complessa storia per giungere al matrimonio civile in Italia.

Il Codice civile prevede che il sindaco può delegare la sua funzione di ufficiale di stato civile ad un cittadino italiano maggiorenne, che abbia i requisiti per essere eletto a consigliere comunale. Sono escluse però le persone che hanno un legame di primo grado con uno degli sposi. Non possono pertanto fare da celebranti i genitori, fratello/sorella, figli dello sposo e della sposa. Cugini, zii, nonni ed altri parenti più distanti, possono.

Essendo un ruolo ufficiale, il delegato -che indosserà la fascia tricolore, posta sulla spalla destra*-, dovrà avere un atteggiamento consono al momento che avverrà: ossia una buona e sana formalità. Egli si dovrà attenere rigidamente alla lettura del testo, fornito dal funzionario comunale che presenzierà al matrimonio, senza interruzioni o varianti. Il chè non significa non poter inserire segni e parole, magari tratti dal libro “…Sposami”, ma solo di non poter fare variazioni nel momento della lettura degli articoli.

Se il sindaco ha delegato un amico/a o parente di uno degli sposi, ugualmente sarà presente un funzionario del Comune con il compito di verificare il rispetto di quanto necessario e che la cerimonia, si svolga secondo le regole ed ha il potere, se lo ritiene, di invalidare la cerimonia.

Ma dove ci si può sposare?

Ci sono luoghi belli e importanti per gli sposi, ma bisogna chiedersi se tale posto ha valenza istituzionale. L’art. 106 del Codice Civile afferma che “Il matrimonio deve essere celebrato pubblicamente nella casa comunale (…)”.

Per Casa Comunale s’intende una struttura nella disponibilità giuridica del Comune, vincolata allo svolgimento di funzioni istituzionali e alla celebrazione di matrimoni da parte dell’Ufficiale di Stato Civile. Questi luoghi istituzionali (istituito come Casa Comunale e deve avere valore di continuità e quindi non può essere istituito temporaneamente) possono essere più di uno in un Comune. Oltre alla sede del Municipio ci possono essere quindi sale comunali nelle ville, castelli, ecc. Il Comune di Vicenza ha ad esempio come Case Comunali ove celebrare le nozze civile i seguenti luoghi: Sala degli Stucchi a Palazzo Trissino, Basilica Palladiana, Giardino Teatro Olimpico, Palazzo Chiericati, Villa Guiccioli; oltre questi spazi comunali anche la sala Ifigenia di Villa Valmarana ai Nani. I costi variano, in quanto ci sono costi di tenuta di un particolare registro e dello spostamento del personale incaricato degli atti di stato civile: si va quindi da zero per palazzo Trissino, a 1.000 euro più costo utilizzo della villa per villa Valmarana ai Nani, a 2.000 euro per la Basilica Palladiana

 Ma quindi in riva al mare non è possibile?

La legge impedisce la celebrazione dei matrimoni in quei luoghi destinati al turismo che quindi sono aperti al pubblico e caratterizzati da affollamento (come ad esempio le spiagge dovemmo concludere). Lì si potrà fare il matrimonio simbolico, ma non celebrare una cerimonia ufficiale con validità giuridica. A meno che il comune non abbia una spiaggia destinata solo ed esclusivamente alle celebrazioni nuziali con validità continua. Ed un esempio in merito c’è: da venerdì 4 ottobre 2019 sono iniziate le celebrazioni dei matrimoni sulla spiaggia di Ostia.

Denominata “Spiaggia degli Sposi”, delibera approvata dall’Assemblea Capitolina nell’ottobre del 2017, si trova sul Lungomare Toscanelli n. 180 (non immaginatevi le spiagge delle Maldive però).  A titolo di curiosità le tariffe per i matrimoni da celebrare presso la “Spiaggia degli Sposi” di Ostia sono 400 euro per matrimoni celebrati nei giorni di sabato e domenica se almeno uno dei nubendi è residente in Roma; se invece nessuno dei nubendi è residente in Roma o in Provincia di Roma 800 euro (700 nei giorni feriali).

* Pur non sussistendo più l’obbligo normativo di mettere la fascia sulla spalla destra, la modalità più corretta, per motivi di ordine storico ed evidenti esigenze di uniformità, è pur sempre quella di indossarla sulla spalla destra con la parte verde vicino al collo. Se infatti immaginiamo che il tronco della persona sia simbolicamente il palo della bandiera, ecco che mettendo la fascia nella spalla destra troverò prima il colore verde, poi il bianco e infine il rosso, ossia come sono consequenzialmente disposti i colori della nostra bandiera. Ciò non avviene se la si dispone nella spalla sinistra.

SPOSARSI IN TEMPO DI COVID? ANCHE A VENEZIA IL “SI”

Un segno tradizione thaj

“Omnia vincit amor et nos cedamus amori”: l’amore vince tutto, arrendiamoci anche noi all’amore (espressione di Publio Virgilio Marone). Ma vince anche sul Coronavirus? Sono molte le coppie che hanno deciso di posticipare le nozze, chi al periodo estivo (confidando nelle vaccinazioni diffuse e nelle alte temperature che renderanno il virus meno aggressivo) chi all’anno prossimo. Molti, infatti, si sono scoraggiati dall’uso delle mascherine e dagli eventuali pericoli relativi agli assembramenti, o anche solo dal timore che gli ospiti non si sentano a proprio agio in questa situazione, e hanno rimandato o addirittura annullato del tutto la celebrazione del loro “Sì, lo voglio”. I vari Dpcm di Conte prima e D.l. di Draghi poi hanno infatti creato un clima di timore oltre che di difficoltà nell’applicare con rigore le norme. Se ne ricava come conseguenza di questi rinvii delle nozze la crisi del settore wedding che va avanti da un anno, con relativi problemi per tanti lavoratori: per chi si occupa di location, abiti da sposa/sposo, pasticcerie, agenzie di viaggi, catering, musicisti, bomboniere, ecc.

Tuttavia si porta con piacere all’attenzione chi invece ha deciso ugualmente di sposarsi nella primavera 2021, come questa coppia nella foto, che nel mese di marzo si è sposata con rito civile presso il Comune di Venezia. In una Venezia che accoglie attualmente nel suo silenzio irreale e suggestivo al tempo stesso, le nozze si sono svolte con numeri ristretti fra parenti e amici, distanziamento fra le sedie di almeno un metro, misurazione della temperatura, mascherina per tutti i presenti compresi gli sposi e chi presiedeva il rito, impossibilità di fare un buffet finale o un momento culinario in un ristorante. Difficile quindi sposarsi con queste restrizioni, innegabile. Per questo va a loro il plauso sincero.

Questa coppia ha realizzato con l’amico A.G., chiamato a fare da ufficiale di stato civile, anche un libretto ad hoc per i presenti, prendendo spunto dal vademecum “…Sposami”, in modo che tutti potessero seguire lo svolgersi dei riti, dei segni e delle parole. Parti in lingua italiana ma anche in inglese con passi in thaj; videocollegamenti con la Thailandia; segni presi dalla cultura religiosa orientale ma anche da quella francescana. Un mix studiato nel tempo per un matrimonio significativo. Con questa coppia italo-tailandese il libro “…Sposami” giunge così finalmente anche a Venezia.

Va evidenziata la modernità e freschezza del rito civile così impostato, che è giunto come una novità nel Comune di Venezia. Forse però il personale del Comune presente non è ancora abituato a un rito che richiede del tempo e che non può essere condotto con la logica dell’orologio ma del “tempo dell’amore”. Questo inciso per dire che chi lavora nei Comuni d’Italia e si occupa di nozze civili deve avere una buona formazione antropologica sul matrimonio ma anche un’apertura e accoglienza particolari verso tutti i presenti, in modo da dare il giusto peso alle ritualità pensate dagli sposi e al tempo stesso gestire tutta la situazione con sensibilità. Essere di servizio insomma, e non persone attaccate alla burocrazia o al “si è sempre fatto così”. Farsi avvolgere cioè dalla novità, che in questo caso specifico si chiama novità dell’amore. Come minimo per gli impiegati comunali che si occupano di rito civile ci dovrebbe essere una preparazione specifica partecipando a corsi di aggiornamento ad hoc promossi ad esempio dall’Anci stessa, ma come minimo sarebbe opportuno la lettura integrale del libro “…Sposami”, specialmente nella prima parte.

Per finire un augurio sincero a questa coppia di sposi: ขอแสดงความยินดี ขออวยพรให้คุณทั้งคู่ประสบพบเจอแต่ความสุข